I teatri del sacro - Progetto - Il progetto 
Il progetto   versione testuale
I Teatri del Sacro non è solo un Festival e neppure una semplice vetrina di nuove produzioni, ma in prima istanza un’avventura artistica e culturale dedicata alle intersezioni, sempre più diffuse, fra il teatro, la ricerca religiosa e la tensione spirituale: un ‘corpo a corpo’ libero e sincero con le domande della fede, acceso dall’azione drammatica.
Una visione del sacro che, in questa terza edizione, appare profondamente incarnata negli orizzonti, nelle speranze e nelle inquietudini del tempo presente.
Emerge infatti in più spettacoli la questione problematica del perdono e della misericordia, a partire dall’exemplum evangelico del figliol prodigo fino ai dolorosi episodi della nostra storia più recente, passando attraverso l’azione sacrificale di padre Massimiliano Kolbe.
Altrettanto viva la riflessione sulla morte e sulle soglie del morire, uno dei temi più rimossi della contemporaneità, tra rifiuto della fine e illusione di una vita immortale. E poi il richiamo alle suggestioni del pellegrinaggio come recupero della lentezza, come reviviscenza di una memoria perduta del sacro e di un rapporto più autentico con la terra, da Clarel di Melville al viaggio semplice e povero di un attore con la sua asina nel cuore della via Francigena.
Ritorna inoltre sulla scena il richiamo alla bellezza e al senso misterioso della creazione, dalla Genesi biblica all’epopea poetico fiabesca del cavaliere di Giuliano Scabia, che cerca ‘dove il sentiero comincia’, sui confini estremi del buio e della luce, per passare al rischio della distruzione violenta del creato, da Chernobyl a Fukushima.
E ancora la passione di Cristo, cuore dell’esperienza cristiana, messa a confronto con la passione dell’uomo, con la sua lotta per la giustizia e per il lavoro, per un’etica della bellezza che in Mandel’štam si fa sacralità della poesia; una passione che, nel simbolo della croce, è anche passione della donna, dalla figura di Maria alla Maddalena, fino alla Felicita di testoriana memoria.
Ritorna in questa edizione anche il tema della mistica, con la sua inaspettata attualità, fatta di ascesi e quotidianità, con due spettacoli dedicati a Teresa di Lisieux e a Ildegarda di Bingen. Infine lo sguardo e l’ascolto dei semplici, dagli ultimi e dai ‘poveri in spirito’ di don Tonino Bello alle Storie del buon Dio di Rilke ‘scritte ai grandi perché le raccontino ai piccoli’, fino alle peripezie comiche di un adulto bambino e al racconto della vita di Gesù ad opera di una popolana della Palestina, finita per caso ad abitare accanto a quella strana coppia di sposi e al loro (ancor più strano) figlio.
Nella sua vocazione esperienziale e progettuale I Teatri del Sacro ha da sempre messo in primo piano, oltre agli spettacoli, la dimensione laboratoriale, creando occasioni di approfondimento e di sperimentazione, con particolare attenzione al ruolo dello spettatore. Si è cercato in particolare di superare l’idea di spettatore come soggetto passivo, come destinatario troppo spesso anonimo e scontato dello spettacolo, rivalutando al contrario il suo ruolo centrale nell’evento teatrale, non solo durante ma anche prima e dopo la messa in scena: il pubblico, dunque, come presenza viva, espressione concreta di una comunità che esercita il suo diritto di cittadinanza culturale. In questa prospettiva anche quest’anno si darà vita al progetto I 70 Visioni e condivisioni: un laboratorio costituito da un gruppo di spettatori che assisteranno a tutti gli spettacoli del Festival, riflettendo sul loro incontro col sacro.
Uno spazio di libero e aperto confronto intorno ai temi della fede e della spiritualità: istanze che toccano da vicino le inquietudini e le speranze dell’uomo del nostro tempo, suscitando interesse sia da parte dei credenti che dei non credenti. Un’occasione per verificare se e come il teatro può essere ancora, a certe condizioni, la forma d’arte che più d’ogni altra mette una comunità dinanzi alle sue questioni essenziali; se e come il sacro può abitare la scena contemporanea.
Percorsi di visione che quest’anno saranno aperti anche a tutta la città di Lucca, con la realizzazione di un secondo laboratorio, Giovani spettatori, rivolto soprattutto alle scuole e a tutti quei giovani che desiderino confrontarsi con il teatro e con gli interrogativi della ricerca religiosa, dialogando con gli artisti e lasciando una traccia personale del loro vissuto in forma di un commento, una testimonianza, una breve recensione. 
Infine, nel cantiere creativo di Lucca, è previsto anche un laboratorio specifico dedicato all’attore e alle sue potenzialità di sconfinamento nei territori dello spirito: Essere strumenti puri. Un sentiero tra teatro e mistica, condotto da Alessandro Berti, un artista che da tempo conduce un suo personale itinerario teatrale dentro i confini del sacro, segnato da alcune tappe performative importanti come L’abbandono alla divina provvidenza, Combattimento spirituale davanti ad una cucina Ikea e, ora, Maestro Eckhart, generare il figlio dentro il tempio vuoto, uno spettacolo presentato alla fine del laboratorio, insieme a Mistica di strada, una performance realizzata dagli allievi nelle vie della città di Lucca
 
Fabrizio Fiaschini
Direttore Artistico
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