I teatri del sacro - Edizione 2013 - In scena - CROCE E FISARMONICA 
SPETTACOLO VINCITORE_PROFESSIONISTI
Complesso San Micheletto_domenica 16 giugno ore 21:30
Diaghilev/Armamaxa Teatro con E. Messina e M. Lodedo
CROCE E FISARMONICA   versione testuale
Complesso San Micheletto_domenica 16 giugno ore 21:30
di Carlo Bruni e Enrico Messina
con Enrico Messina e Mirko Lodedo
regia Carlo Bruni
musiche dal vivo Mirko Lodedo
con il sostegno di Pax Christi
 
Un omaggio a don Tonino Bello, pastore salentino, Vescovo di Molfetta, irriducibile difensore della pace e dell'umano.
 
 
Banalizzando, si usa contrapporre alla felicità il dolore, ma se un uomo, morso violentemente da un cancro, decide, nel dicembre del ’92, di partire per Sarajevo per invocare il primato della pace, proprio sulla soglia tragica di una guerra, sta soffrendo o gioisce?
Antonio Bello è stato Vescovo e presidente nazionale di Pax Christi. Nato ad Alessano (LE) nel 1935, è morto a cinquantotto anni nell’aprile del ’93, a Molfetta, in episcopio. Nella sua casa natale, fra molti ricordi, regali, testimonianze d’affetto, c’è il disegno di una bambina delle elementari che lo ritrae, in piedi, su di una fragile e variopinta barchetta a vela, braccia larghe e mani che tengono rispettivamente una croce ed una fisarmonica. Prediligendo il potere dei segni ai segni del potere, don Tonino Bello ha esercitato il suo mandato coniugando uno straordinario rigore evangelico, con un anticonformismo capace di spiazzare i più arditi rivoluzionari; associando a una fede profonda, una laicità che a molti ancora oggi, sembrerebbe paradossale per un prete: tenendo insieme croce e fisarmonica. È difficile trovare qualcuno nelle nostre parti, con più di trent’anni, che non abbia un episodio da raccontare, una testimonianza del proprio rapporto con questo pastore salentino. Ma il nostro lavoro non tenta una sintesi di quel ricchissimo patrimonio, non costruisce un reliquiario, per quanto venerabile, in cui esporlo. Vuole piuttosto ricavare l’impronta di un passaggio perché per quanto profonda, non rischi d’essere cancellata dal folklore o allontanata da una meritata santificazione.
Questo lavoro tenta di esercitare una fede “laica” nell’uomo, attraverso la ricostruzione mitica della figura di un religioso. Talvolta si attribuisce al mito di un senso d’irrealtà, addirittura di falsità, mentre nella tradizione classica il mito rappresenta un punto elevato di sintesi: un punto di riferimento capace di favorire la coesione sociale, culturale, etica; di definire un orizzonte comune.
Ecco: il nostro e il racconto di un mito. Il sud, la fede, l’impegno sociale, riformatore, pacifista, sono coordinate di una rotta che percorriamo con la cadenza di una ballata perché questa Storia ci resti dentro come una canzone. 
 
 
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