I teatri del sacro - Edizione 2013 - In scena - CHI RESTA 
SPETTACOLO VINCITORE_PROFESSIONISTI
Teatro San Girolamo_venerdì 14 giugno ore 18:00
Proxima Res
CHI RESTA   versione testuale
Teatro San Girolamo_venerdì 14 giugno ore 18:00
un progetto di Carmelo Rifici
con Caterina Carpio, Mariangela Granelli, Tindaro Granata, Emiliano Masala, Francesca Porrini
drammaturgia Roberto Cavosi, Angela Demattè, Renato Gabrielli, Carmelo Rifici
drammaturgia fisica Alessio Maria Romano
allestimento Margherita Baldoni
luci Matteo Crespi
regia Carmelo Rifici 
 
 
La perdita di un familiare per una strage o per un delitto di mafia, costringe "CHI RESTA" a compiere un percorso di elaborazione e al confronto con "l'altro" per giungere, forse, fino al perdono.
 
Una sedia vuota.
Se risulta difficile e lungo adattarsi ad una perdita per malattia o incidente, sembra addirittura impossibile comprendere il motivo di una morte per strage di stato o per mano della mafia o del terrorismo.
Una lunga lista di nomi e cognomi di persone, morte in questo modo, si dipana nel corso degli anni della nostra storia più recente. Storia che appartiene a tutti, che ci riguarda da vicino. Storia nella quale lo Stato spesso ha rivelato la sua parte più fragile, rivelando di non essere all’altezza di fornire giustizia e risposte a chi a buon diritto le chiedeva.
Possono delle risposte sanare il dolore? Può la giustizia riappacificare chi resta con uno Stato, che non ha saputo “proteggere” i suoi figli? Può avvenire un confronto tra chi resta e chi ha ucciso? Può accadere il perdono?
La compagnia, Proxima Res, ha lavorato per mesi incontrando e intervistando mogli, figli, nipoti, amici di persone morte nelle varie stragi che hanno colpito al cuore il nostro Stato negli ultimi cinquant’anni. Il materiale raccolto è diventato oggetto di studio, dando origine ai cinque capitoli di CHI RESTA: la rabbia e la ricerca di giustizia; l’importanza della memoria; il confronto tra vittime; la concessione del perdono; la fine del lutto. Tre importanti drammaturghi, Roberto Cavosi, Angela Demattè e Renato Gabrielli, hanno scritto ciascuno un capitolo; Carmelo Rifici, ideatore del progetto, qui anche nelle vesti di drammaturgo, firma la regia. La parte di movimento drammaturgico è di Alessio Maria Romano, attore, danzatore e insegnante della Scuola dello Stabile di Torino.
 
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I TESTI
Ricostruzione dettagliata dell’accaduto. Il Cristian – scritto dagli attori della Proxima Res
Ines e Franco ripercorrono, mostrandoli, gli spazi dell’omicidio del figlio Cristian, ucciso sotto casa, nel tentativo di scappare, da un gruppo di poliziotti.
 
La rabbia e la ricerca di giustizia. Muziko – di Roberto Cavosi
Una donna e un’amica sono all’obitorio; il marito di lei è morto cadendo da una finestra di una questura. La donna non crede al suicidio. Come Sara, che si è voltata a guardare la sua casa in fiamme a Sodoma, diventando una statua di sale, così la donna decide di fermare il suo sguardo verso il marito morto o ucciso, costringendosi per sempre in quel luogo finché giustizia non sia fatta.
 
Tenere accesi il ricordo e la memoria. Il progetto (Birreria della memoria) – di Renato Gabrielli
Un sindaco di provincia si trova in un brutto pasticcio: deve chiudere un museo della memoria per far posto ad una Birreria Biologica, la prima in Europa, utile a far uscire il comune dalla crisi finanziaria. Uno strano visitatore, forse un parente di una vittima ricordata nel museo, forse la stessa vittima, viene a chiederne il motivo.
 
Il confronto. Niente zucchero nel caffè – di Carmelo Rifici
La figlia di un poliziotto ucciso chiede di incontrarsi con il figlio del mafioso, colpevole della morte del padre, alla ricerca del senso di questa morte. I due ragazzi, vittime entrambe delle colpe dei padri, si ritroveranno nell’impossibilità di un reale confronto, perché ancora troppo chiusi nel proprio dolore.
 
La concessione del perdono. La ginestra – di Angela Demattè
Una ragazza va a trovare una terrorista, in prigione per averle ucciso il padre, con l’intenzione di perdonarla. La terrorista, che all’inizio rifiuta di rapportarsi alla ragazza, finisce per compiere un difficile viaggio all’interno della sua coscienza che la porta ad ammettere, nell’inquietudine del momento, di sentirsi ella stessa perdonata.
 
La fine del lutto. “Ora è qui” ballata di un ricordo – Drammaturgia fisica di Alessio Maria Romano e Caterina Carpio
Sound designer G.U.P. Alcaro
1 frammento: gli esercizi di rilassamento
Una donna sola, arrivata lì per caso, come un ricordo. Non sappiamo chi sia. Si muove, segue le istruzioni di una voce. Cerca di rilassarsi e di calmarsi ma il corpo è costretto a seguire quelle indicazioni come fossero ordini. Lei lo sa di essere morta?
2 frammento: la memoria degli altri – ballata
La stessa donna. La stessa voce ma con ricordi di altri. Ricordi lontani. Ricordi di sé. Il corpo si muove e parla per lei. In una danza sconosciuta la donna si abbandona alla memoria di un corpo nuovo, alla memoria di una realtà dimenticata, che rivive solo grazie alla testimonianza degli altri. Lei lo sa di essere ancora viva?
 
 

Note di regia di Carmelo Rifici
Il culto della morte. L’elaborazione del lutto. Parole, che nel nostro vocabolario, paiono forme del “dire quotidiano”, ormai sono svuotate di senso. Il culto della morte è un rito antico che il nostro viver nel presente giudica superato, l’elaborazione del lutto è un modo di dire rubato velocemente alla psicanalisi per definire (superficialmente) lo stato di accettazione della morte di un proprio caro.
... La società ci obbliga alla rimozione, la società ci obbliga alla vita, la società non ci permette di vivere la morte! ...
Quante volte abbiamo sentito queste frasi, usate così, genericamente, per chiarire quel disagio che si prova di fronte alla perdita e all’impossibilità di viverne l’esperienza fino in fondo. Già... è un sentimento difficile da vivere quello della perdita.
Lo stato (ma che cosa intendiamo per stato? La società? La politica e il suo governo? I suoi cittadini? L’epoca in cui essi vivono?) questo animale sconosciuto non ha ci dà esempi che regolarizzino il comportamento da tenere di fronte alla morte, così la perdita diventa come “uno stato senza legislazione dove vige l’anarchia”, dove ognuno adatta il proprio modo di affrontare l’evento agli usi e costumi locali. Ma c’è un patto, sotterraneo e segreto che unisce i cittadini alla società: che i propri morti vengano chiusi in involucri ben sigillati e cementati in modo che si possa in fretta dimenticarsene. Ben poco, oserei dire. Se questa pratica di sepoltura (del corpo e della memoria) risulta insufficiente per le morti legate alle malattie e agli incidenti, perdite che potremmo definire naturali, normali, accettabili, diventa insopportabile e inaccettabile alle persone che perdono i propri cari a causa di una violenza. Morte inconcepibile, innaturale. Dei morti per omicidi per stragi, per mafia, per il terrorismo, ricordiamo i nomi e le facce dei loro assassini, il comune senso del pudore ci permette di parlare apertamente degli ammazzati e dei loro carnefici, di poter analizzare l’evento di cronaca, perché la cronaca pacifica il pubblico: ...ciò che capita agli altri non può capitare a me... questo è ciò che ci si dice, questo è ciò che si racconta.
C’è un’altra verità, più dolorosa: la morte violenta mette a disagio la politica ma anche gli stessi cittadini di fronte alla responsabilità nei confronti di quelli che restano e che non sanno come affrontare l’assenza, per ridare senso alle morti, per dare forma al dolore. Lo spettacolo tenta, al contrario, di ricostruire, attraverso un’ipotesi di elaborazione, un possibile percorso di conoscenza, rispettoso e gentile, delle ripercussioni psicofisiche e materiali delle vittime della violenza su quelli che restano. Partendo dal senso di impotenza e dalla legittima richiesta di giustizia, passando dalla necessità di creare una memoria viva del defunto, dal confronto con l’omicida, giungendo infine alle sconcertanti concessioni del perdono, lo spettacolo, costruito su capitoli affrontati di volta in volta da un diverso autore, ripercorre l’ipotesi di una elaborazione del lutto di chi si sforza di uscire dal silenzio per “costruire senso dalla propria tragedia”.

 
A spettacolo inziato non sarà consentito l'accesso in sala.
Dato il limitato numero di posti, l'ingresso sarà consentito solo ai possessori delle contromarche numerate.
Le contromarche si ritirano nei medesimi luoghi, solamente 20 minuti prima dell'inizio dello spettacolo.
 
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