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Il progetto

I Teatri del Sacro non è un nuovo festival e neppure una semplice vetrina di nuovi spettacoli. É in prima istanza un progetto artistico e culturale dedicato alle intersezioni, sempre più diffuse, fra il teatro e la ricerca spirituale e religiosa: un ‘corpo a corpo’ libero e sincero con le domande della fede, acceso dall’azione drammatica.

Un fervore creativo che ha spinto la Federgat e la Fondazione Comunicazione e Cultura - Servizio Nazionale per il Progetto Culturale della CEI a ideare, nel 2008, un Bando di Concorso a cui hanno partecipato ben 167 compagnie del Nord, del Centro e del Sud Italia.

Dopo un’accurata fase di selezione, sono alla fine stati scelti per la produzione e il sostegno 25 spettacoli che debutteranno nel corso della Rassegna lucchese: 10 vincitori e altri 15 segnalati dalla giuria, a riprova della ricchezza e della qualità delle proposte presentate.

Spettacoli insieme di compagnie professionistiche e di compagnie amatoriali: apparentemente uno scandalo, ma in realtà, a nostro avviso, un valore aggiunto, nella convinzione che il desiderio di fare teatro affondi le sue radici e produca i suoi frutti in un terreno comune e indivisibile: quello del gioco mimetico, con cui l’uomo ha da sempre cercato di conoscere se stesso e di incontrare gli altri.

Un teatro, quindi, di tutti e il più possibile per tutti, affinché lo spettacolo torni ad essere, prima e oltre l’estetica della performance, un’occasione di partecipazione popolare e comunitaria, come testimonia, durante la Rassegna, l’avventura de I 70: un gruppo di spettatori che farà un lungo viaggio nel cuore degli spettacoli, per una visione che si nutra innanzitutto della condivisione.

In questa prospettiva il progetto de I Teatri del Sacro non finirà a Lucca. Si cercherà infatti di promuovere, a livello nazionale, la circuitazione degli spettacoli prodotti, valorizzando in particolare il patrimonio, troppo spesso ignorato o stigmatizzato, dei piccoli teatri e delle sale della comunità che costellano il nostro paese.

Una rete silenziosa, che si snoda spesso attraverso paesi e città di provincia, lontani dal richiamo prestigioso dei teatri metropolitani, ma proprio per questo forse più capaci di riportare l’arte dello spettacolo sul confine che più le è proprio: il confine con la vita.

Fabrizio Fiaschini


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